
Si è da poco conclusa la prima edizione della Prima Rassegna nazionale delle Nuove Poetiche d’autore, Targhe Officina Roversi, Prima edizione 2025
Un lungo percorso iniziato con la candidatura arrivate da ogni parte d’Italia di 529 progetti, proseguito con un faticoso ma entusiasmante lavoro della giuria, presieduta da Angela Baraldi, Paolo Fresu, Alessandro Bergonzoni, Paolo Talanca, Pierfrancesco Pacoda, Roberta Giallo, Antonio Bagnoli è arrivata a proporre 25 candidature comprensive delle tre sezioni che le Targhe prevedevano, Poesia, Testo per Musica e Canzone. Sono questi 25 artisti che hanno animato con la loro poesia e la loro musica le due serate del 16 e 26 settembre al Di Mondi Festival, in Piazza Lucio Dalla.
E’ stata, poi, una giuria di 50, tra poeti, artisti, giornalisti, autori, docenti, critici musicali, organizzatori e promotori in ambito musica che ha scelto i tre artisti a cui sono state consegnate le Targhe 2025 Officina Roversi nella serata finale al Teatro Testoni Ragazzi, a Bologna, il 29 novembre. Ed è stata, invece, la Presidenza della Giuria e il Comitato di indirizzo di Officina Roversi a decidere l’assegnazione della Targa Officina Roversi alla carriera e quelle Anser anser per Artista, Realtà culturale, Collettivo
Le targhe sono state consegnate a:
- Nino Scaffidi – Targa Officina Roversi – TESTO per musica
- Mariapia L. Crisafulli – Targa Officina Roversi – POESIA
- Ludovica Pasca – Targa Officina Roversi – CANZONE
- Emma Nolde – Targa Anser anser – ARTISTA
- Officina Pasolini – Targa Anser anser – REALTÁ CULTURALE
- Il collettivo Wu Ming – Targa Anser anser – COLLETTIVO
- Gaetano Curreri – Targa Officina Roversi alla CARRIERA
NINO SCAFFIDI – TARGA OFFICINA ROVERSI – TESTO PER MUSICA

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “Nino Scaffidi è un artigiano sincero della canzone. Con il suo esordio, “A un pesce che esce” , si dimostra capace di un cantautorato purissimo che pur rifuggendo la fretta dell’industria, si fa essenza lirica. La Targa Roversi celebra l’aspetto emotivo della poesia di Scaffidi; dove si intrecciano crudo realismo e dolce immediatezza capace di generare congiuntamente un paesaggio colto e popolaresco”
MARIAPIA L. CRISAFULLI – TARGA OFFICINA ROVERSI– POESIA

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “Le parole oramai sono ombre svizzite dell’abuso. Prive di senso, di sensualità. Mariapia le raccoglie/accoglie con tenerezza. Le accarezza, le seleziona, ad una ad una, con precisione certosina. Gli restituisce forma, vita, sangue, carne, corpo. Le rende esatte, vibranti, taglienti fino a sferzare la pelle di chi è ancora vivo”.
LUDOVICA PASCA – TARGA OFFICINA ROVERSI – CANZONE

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “Ludovica Pasca dimostra la rara capacità di fondere la grazia del bel canto all’italiana con l’ essenzialità malinconica del folk, la saudade brasiliana con la forza della parola d’autore, distillando una “miscela esplosiva” che non solo esprime, ma guarisce e dona, diventando veicolo di una fresca ma profonda consapevolezza artistica”.
EMMA NOLDE – TARGA ANSER ANSER – ARTISTA

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “Comunque la si voglia vedere, la canzone è sempre un ponte che per esistere deve succedere: va cantata sempre a un “tu”, che nei migliori casi riesce a farsi “noi”. Emma Nolde racconta benissimo i sentimenti, le paure e l’enorme forza dei giovani della sua generazione. Sul palco sa esprimere l’energia che si fa linguaggio e la potenza della parola sussurrata. Il suo percorso artistico presenta oggi una trilogia, che parte dalla solitudine di una stanza buia e arriva alla consapevolezza di un “qui e ora” da vivere in due. La sua poetica racconta un presente a misura umana, per un futuro da scrivere”.

OFFICINA PASOLINI – TARGA ANSER ANSER – REALTÀ CULTURALE

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “L’arte, per rivelarsi, ha bisogno di luoghi e di tempo: spazi in cui crescere, in cui abitare. Ha bisogno di fucine, di “officine”, di finestre aperte. Nel cuore di Roma, da oltre dieci anni, l’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è simbolo di tutto questo. Nata dall’immaginazione di Tosca, che la guida e la custodisce con la sua direzione, l’Officina Pasolini — Laboratorio di Alta Formazione Artistica — è oggi un punto di riferimento per le nuove generazioni di artisti del teatro, della canzone e del multimediale. Allo stesso tempo è un rifugio per gli appassionati, un luogo in cui il mondo diventa linguaggio, il futuro prende forma di canone e la parola si fa corpo, espressa in tutta la sua energia. La Targa Anser anser – Realtà Culturale ad Officina Pasolini – esprime la volontà e la visione condivisa di riportare le Nuove Poetiche d’Autore al centro del discorso. Per poterci riconoscere in esse, trasformarci. E generare futuro”.


COLLETTIVO WU MING – TARGA ANSER ANSER–COLLETTIVO
LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA: “Il comitato Officina Roversi ha stabilito di segnalare, con questo riconoscimento, il lavoro del collettivo WU MING. Un riconoscimento per aver scelto, sin dagli esordi, la strada più difficile e controcorrente: quella dell’invisibilità nei media web e televisivi. In un tempo in cui la letteratura è spesso subordinata al volto dell’autore e alla costruzione della sua immagine pubblica, il collettivo Wu Ming ha ribaltato le regole del gioco, rinunciando consapevolmente alla dimensione individuale per restituire alla scrittura la sua funzione più autentica: quella di parlare del mondo al mondo. La loro è una militanza culturale e politica che ha saputo coniugare la forza del racconto con l’etica del lavoro collettivo, la passione per la storia con l’urgenza del presente. In ogni loro progetto, dal romanzo alla ricerca, dal blog al teatro, si ritrova la stessa idea di fondo: che l’autore non debba essere un idolo ma un tramite, una voce tra le voci, parte di un coro che ha senso solo nella pluralità. Per aver costruito un percorso coerente e coraggioso, capace di difendere la libertà dell’immaginazione dall’industria dell’ego, e per aver mostrato che si può lasciare un’impronta profonda senza mai mettersi in mostra, si conferisce al collettivo Wu Ming questo riconoscimento come testimonianza di una letteratura che non appare, ma continua a resistere”.
DISCORSO DI ACCETTAZIONE DA PARTE DEL COLLETTIVO WU MING DELLA TARGA ANSER ANSER, proposto alla lettura del pubblico, in accordo con il Collettivo, nella serata finale di Targhe Officina Roversi, al momento della lettura delle motivazioni del premio
PERCHÉ NON SIAMO QUI Wu Ming. Le ragioni per cui non siamo qui stasera, a ritirare con le nostre mani la targa Anser Anser, sono… le stesse per cui ci è stata assegnata! Ringraziamo il comitato Officina Roversi anche per questo fecondo paradosso, pienamente roversiano. Di solito non accettiamo premi o riconoscimenti, perché è obbligatorio prender parte a una cerimonia, durante la quale sarebbe impossibile non essere fotografati e filmati, e irragionevole pretenderlo. Lo abbiamo fatto presente, e il comitato non si è limitato a dire: «va bene, vi diamo la targa anche se non potrete esserci». Ha detto: «vi diamo la targa proprio perché non potrete esserci». Da oltre un quarto di secolo manteniamo una precisa linea, o cerchiamo di farlo: apparire soltanto in carne e ossa. Apparire coi corpi e in luoghi. Non “spazi”, men che meno spazi virtuali, ma luoghi concreti, tangibili, significativi per chi li frequenta e li vive, pregni di storia e di storie, di senso e di sensi. Se qualcuno ci riconosce per la strada non è perché ci ha visti in effigie su uno schermo, ma perché ha partecipato a una nostra presentazione, lettura, conferenza o camminata a tema. Il suo corpo era lì col nostro. Essere riconosciuti in virtù di questo, di un’esperienza vissuta e ricordata, è ben più sensato che essere identificati con un baluginio di pixel. Nei primi anni della nostra carriera, difendere questa “clausola di stile” era più facile. Circolavano molte meno fotocamere e videocamere. Oggi sono onnipresenti, chiunque le ha nel proprio telefono, e soprattutto si è affermata, travolgendo ogni freno inibitore, la compulsione a fotografare o riprendere chiunque, qualunque cosa, in qualunque momento, e a diramare in un baleno quelle immagini – sui social, nelle chat, chissà dove. Eppure noi cerchiamo caparbiamente di far rispettare la nostra filosofia, e quasi sempre ci riusciamo. Spesso ci chiedono: come fate? La risposta è semplice: spieghiamo. Spieghiamo il valore, anche politico, che ha per noi questa scelta. E le persone comprendono. Comprendono oggi più di ieri, e comprenderanno sempre di più, perché nell’epoca in cui si può usare il volto di chiunque per qualunque deepfake che un’app come Sora può generare in pochi secondi; nell’epoca in cui i nostri selfie vengono venduti a miliardi e usati per affinare il riconoscimento facciale e rendere più letali i droni killer… In un’epoca così, non farsi fotografare è al tempo stesso un atto di diserzione e di resistenza. O almeno, di sottrazione e di attrito. Da anni, semplicemente evitando le foto, abbiamo hackerato l’algoritmo di Google. Se cercate immagini di Wu Ming spunteranno volti a casaccio, gente le cui fattezze illustrano un articolo dove noi siamo solo menzionati. Ne sono nati equivoci anche buffi. Ebbene, questo è un esempio di come, sottraendosi, si possa produrre attrito. O nella versione magniloquente: di come disertando si possa resistere. È appena un pugno di sabbia, certo, ma è gettato negli ingranaggi giusti, quelli di Big Tech, i cui processi sono sempre più invasivi e sembrano inesorabili, entrano come lame nel burro… Perché glielo lasciamo fare. Non si tratta di rifiutare «la tecnologia». Il singolare e l’articolo determinativo non fanno capire niente. Anche noi usiamo reti e tecnologie digitali, ma cerchiamo di discernere e piantare paletti, di darci limiti e codici di condotta. Non siamo sui social, dal nostro sito non li linkiamo, usiamo applicazioni e plug-in che non fanno estrazione di dati e garantiscono quanta più riservatezza possibile. Certo, sono gocce nel mare, come è una goccia nel mare il rifiuto di farci fotografare e riprendere. Ma cerchiamo di mantenere uno stile, e uno stile ben mantenuto può essere un’arte marziale. Ci siamo preclusi molte scorciatoie, il che costringe a cercare nuovi sentieri, a essere inventivi con la geografia. Abbiamo presentato i nostri libri in luoghi dove forse nessun altro scrittore è mai stato. Di sicuro appariamo a meno gente, anche un influencer di medio livello è visto da centinaia di migliaia di persone… Ma noi abbiamo rapporti più diretti con le persone. Qualcuno dice che disertando media e piattaforme social rinunciamo alla loro «potenza di fuoco». Ma quella potenza non sarebbe comunque nostra. Lo stile che coltiviamo ci obbliga a viaggiare, per parlare alle persone da vicino. La nostra parola – concludiamo citando Roversi – è scarna, povera, risuona, suona è un colpo di martello solo per un chilometro di strada. Qualche orecchio l’ascolta. È tutto, bada.
GAETANO CURRERI – TARGA OFFICINA ROVERSI ALLA CARRIERA

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA: “Nella scrittura musicale e nell’interpretazione di Gaetano Curreri si riconoscono lo spirito etico e l’impegno culturale che furono propri di Roberto Roversi: la fedeltà alla parola, l’attenzione agli ultimi, la convinzione che l’arte possa e debba contribuire alla coscienza civile del Paese. Ha saputo coniugare con coerenza e rigore, nel corso di una lunga e fortunata carriera, musica e parola in una forma di narrazione civile e poetica profondamente radicata nella realtà italiana. Ha quindi saputo trasformare la canzone in strumento di memoria collettiva e di riflessione sociale, restituendo voce alle emozioni e alle storie quotidiane con autenticità e rigore artistico. Per questo, la targa Anser Anser alla carriera viene conferita a Gaetano Curreri quale testimone coerente di una tradizione che unisce poesia, musica e responsabilità intellettuale”.
LE TARGHE: 7 OPERE DIVERSE REALIZZATE PER OGNI ARTISTA PREMIATO DA NAOMI LAZZARI

Naomi Lazzari (Bologna, 1993) è un’artista scenica poliedrica: scenografa, burattinaia, Illustratrice e arte-terapeuta. Laureata con lode In Scenografia teatrale è co-fondatri ce della compagnia teatrale la Valigia di Cartone, con cui realizza spettacoli, laboratori e installazioni di teatro di figura in Italia e all’estero, spesso in contesti educativi. sociali e terapeutici. Il suo lavoro abbraccia tecniche artigiana li e narrative come Il Kamlshibal, il teatro di carta, le maschere e I pupazzi. Ha collaborato con enti pubblici, scuole, ospedali e centri di salute mentale, coniugando espressione artistica e benessere emotivo.


Le locandine e qualche immagine delle tre serate della Rassegna nazionale delle Nuove Poetiche d’Autore,Targhe Officina Roversi 2025







